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Diventare mamma: nascere per la seconda volta

“ Ci vogliono le donne al momento della schiusa e all’ora di chiusura”
(Enri De Luca, tratto da “In nome della Madre”).

Mettere al mondo il proprio figlio è incontrare l’oltre: essere in contatto allo stesso tempo con la vita e con la morte. La donna, nonostante le doglie del parto (che in un certo senso simboleggiano il dolore e la morte), attende con amore di udire i vagiti di una nuova vita. E’ un’esperienza unica ed irripetibile che si connota per la sua potenza straordinaria: la donna inaugura la vita partecipando insieme al padre alla generazione di una creatura. E, contemporaneamente, lascia morire una parte di sè per nascere una seconda volta come persona.

E’ un evento che irrompe nella storia della donna cambiando per sempre la sua identità e la sua vita. La relazione con i figli è per sempre: non si può annullare in alcun modo. E’ una vicenda che la stravolge e la porta a confrontarsi nel profondo con il desiderio e la paura.

Il desiderio di tenere tra le braccia il proprio figlio, di riconoscersi in lui, di sostenerlo nella crescita e di guardarlo prendere il volo. Di condividere con il padre il progetto comune dell’educare e dell’amare. Di affrontare le esperienze di gioia e di fatica connesse a quella che sarà la vita del figlio.

La paura di perdere la propria autonomia, di dover riorganizzare il lavoro, le relazioni, gli spazi individuali, di coppia, ecc. Di non essere capaci di curare adeguatamente il proprio bimbo, di non poter realizzare alcuni progetti, di dovere rinunciare al controllo pieno del tempo e dello spazio, di diventare vulnerabili.

Ecco perché non sì è madri nel momento del concepimento ma lo si diventa poco alla volta, imparando a gestire desideri e paure. Ancora, non lo si diventa per caso ma per scelta. Sia quando la gravidanza è frutto di una decisione volontaria sia quando arriva non cercata, la donna è chiamata a scegliere. Prima di tutto deve segliere se accogliere la creatura che ha in grembo; poi dovrà scegliere ogni giorno e per tutta la vita di essere madre. Perché non si diventa genitori una volta per tutta ma ci si costruisce tali nel tempo e per tutta la vita, in un percorso ad ostacoli con successi e fallimenti. Ed è una scelta che va rinnovata nella quotidianità.

Per queste ragioni non è assolutamente semplice, nel contesto odierno, osare ricoprire questo ruolo. la società è strutturata principalmente sulla dimensione del presente: l’imperativo da ogni parte è consuma l’attimo senza guardare al passato e senza preoccuparti del futuro. Come se il presente potesse soddisfare i reali bisogni dell’uomo. Perciò per compiere una tale scelta bisogna avere una buona dose di fiducia in sè stesse, nel padre del bimbo, e nel futuro e armarsi di tanta pazienza perché è “un lavoro” che dà frutti non nell’immediato ma nel tempo e che richiede di saper tollerare la frustrazione degli insuccessi.

Diventare madri poi, significa fare i conti con la propria storia familiare. Tornano in luce i vissuti dell’infanzia legati all’essere figli e a come i propri genitori hanno esercitato il loro compito e si sono relazionati a noi. Accade spesso, allora, di accorgersi di aspetti o, di dover ricordare eventi, che fanno soffrire o mettono in discussione. E che hanno un’influenza sulla relazione che costruiremo a nostra volta con nostro figlio.

Il bimbo che verrà al mondo è una creatura che è altra dalla madre e dal padre ma che, nel contempo, presenta nel corpo e nella persona che diventerà, tratti propri di loro. Questo duplice aspetto implica che la madre impari nel tempo a guardare al proprio figlio come insieme legato e slegato da sé. Partorendo farà la prima esperienza di ciò ma dovrà poi esercitarsi pian piano a trovare una giusta vicinanza con il bimbo.

La donna che presto sarà mamma dovrà affrontare tante altre sfide, tra le quali, l’assunzione di nuovi aspetti identitari e di un nuovo ruolo nella coppia, in famiglia e nella società; l’acquisizione della capacità di rispondere alle responsabilità di genitore e a quelle connesse alle relazioni che intrattiene; ecc

La neomamma credo, infine, dovrà allenarsi ad essere un po’ come l’acrobata che in punta di piedi, con tanta preparazione ed estrema dedizione, si muove lungo il filo sospeso in aria. Filo che da un capo presenta infinte possibilità e, dall’altro, richiede però di accettare di subire perdite.


Articolo a cura della
Dott.ssa Rossella Rovesti
Psicologo Psicoterapeuta a Guastalla - Reggio Emilia

Dott.ssa Rossella Rovesti Psicologo Psicoterapeuta
Guastalla - Reggio Emilia

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