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Comprendere e dar voce all’ansia e agli attacchi di panico

“La vita non è quello che dovrebbe essere. E’ quello che è. Il modo di gestire questo è ciò che fa la differenza.”
(Virginia Satir - psicoterapeuta)

Molte persone lamentano di provare frequentemente ansia. Come se l’ansia fosse il colore “quotidiano” che tinge lo sfondo delle loro giornate. Altre invece sono terrorizzate dalla possibilità di rivivere l’esperienza angosciante dell’attacco di panico.

In entrambi i casi siamo di fronte ad uno stato di vigilanza eccessivo che danneggia in modo consistente la propria vita. Di per sé, però, lo stato di ansia non è qualcosa di negativo. E’ risaputo infatti che, in alcune circostanze, la risposta ansiosa ha una funzione positiva e protettiva. Quando ci troviamo davanti a qualcosa di inatteso, di pericoloso o, ancora, che richiede di tenere alta l’attenzione, è bene per il nostro corpo assumere uno stato di particolare attivazione. Pensiamo, ad esempio, quanto è utile che di fronte ad un incendio aumenti il battito cardiaco e i muscoli si tendano così che siamo pronti per la fuga. Oppure che la nostra mente e la nostra attenzione sia catalizzata da una certa presenza di ansia a svolgere una prova d’esame piuttosto che ad affrontare una situazione che richiede di fornire una buona prestazione.

In tanti altri casi invece la risposta ansiosa non solo provoca angoscia ma, addirittura, obbliga la persona a cambiare e limitare notevolmente la qualità della vita. I sintomi corporei connessi all’ansia parlano di una sofferenza reale e pienamente percepita: nausea, dolore al petto, vampate o brividi, difficoltà a respirare, insonnia, formicolii, ecc, sono tra le varie reazioni che il corpo manifesta. A livello psichico possono comparire la paura di impazzire, di ammalarsi, di morire, l’angoscia che accada qualcosa di terribile, la derealizzazione (percezione distorta del mondo esterno), la depersonalizzazione (sensazione di essere staccati dal proprio corpo o dai propri processi mentali), ecc.

Gli attacchi di panico sono episodi di improvvisa ed intensa paura. Espressi attraverso sintomi corporei (palpitazioni, sudorazioni, tremore, dolore al petto, brividi o vampate) e cognitivi (la paura di poter star male all’improvviso fuori casa e di non avere nessuno che accorri in nostro aiuto o che possa capitare qualcosa che danneggi i nostri cari e che questo evento sia qualcosa che noi non possiamo arginare). Chi li vive parla di un’esperienza terribile e improvvisa e inaspettata.

Tante e di differenti forma sono le situazioni che possono generare forte ansia, panico o ansia costante. La preoccupazione di non saper gestire il proprio lavoro, di non essere all’altezza della situazione (nella relazione amorosa o in quella amicale o in altre, …); di non essere preparati ad affrontare una circostanza o non essere adeguati ad un contesto (il mondo di fuori, la scuola, il lavoro, la famiglia,….). In tutti i casi il denominatore comune è il terrore di non poter controllare la situazione o in modo che le vicende seguano un corso che consente ai bisogni che percepiamo come vitali, di essere realizzati. Quando sperimentiamo di trovarci in un contesto minaccioso allora il nostro corpo per primo comincia a sviluppare sintomi di allarme. Poi anche i pensieri si accavallano senza tregua e si fanno distruttivi e questi si mischiano forti emozioni di paura, terrore, impotenza, ineluttabilità, …

Come sconfiggere allora l’ansia? Credo che sia innanzitutto necessario comprendere la funzione specifica che essa ha per la persona che ho in seduta. Se focalizziamo l’attenzione sugli attacchi di panico trovo utile assumere come riferimento le lettura di Ugazio. Secondo la terapeuta il sintomo insorge quando in un determinato momento e spazio la persona viene a trovarsi in balia di due forti istanze che non riesce a conciliare. Da un lato il desiderio di mantenere una specifica relazione affettiva perché stabile, protettiva rispetto ad un mondo esterno percepito come estremamente pericoloso e dall’altro quello di essere poco coinvolto nella relazione stessa (perché la persona in causa ritiene che è degno di stima chi è libero, indipendente e basta a se stesso).

Il mio lavoro consiste allora nel rileggere con il paziente la sua storia e comprendere come vive le relazioni attuali. Così da portarlo a trovare una sua libertà dentro le relazioni stesse. Ancora, di sostenerlo non perché trovi un modo di eliminare la situazione ansiogena quanto perché individui soluzioni per poter gestire la situazione. Per prima cosa si tratterà di lavorare perché prenda coscienza del proprio modo di funzionare e di attuare comportamenti involontari di rigido controllo delle propri emozioni e dei propri bisogni. In tal modo la persona avrà la possibilità di accedere alle emozioni intrappolate nel proprio corpo e di alleggerirlo gestendole attraverso la parola ed altri linguaggi.


Articolo a cura della
Dott.ssa Rossella Rovesti
Psicologo Psicoterapeuta a Guastalla - Reggio Emilia

Dott.ssa Rossella Rovesti Psicologo Psicoterapeuta
Guastalla - Reggio Emilia

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