Psicologo Psicoterapeuta | Guastalla - Reggio Emilia

La terapia

Dove sei oggi nel tuo cammino? Dov'è tuo padre, tua madre, il tuo compagno, tuo fratello, tuo figlio, le persone per te importanti? Sono le domande di senso che ad un certo punto della nostra vita ci dobbiamo porre se desideriamo realmente e di nuovo venire alla luce.

Per venire al mondo il tragitto è molto lungo. Ci vogliono anni. E non è qualcosa che si può fare in autonomia. Non si viene mai alla luce da soli. E non è un caso. Occorre che altri ci accompagnino in questo viaggio.


Un bimbo che ha fiducia in chi lo accudisce, può crescere e, attraverso la relazione di fiducia con chi si prende cura di lui, può gettare le basi per costruire la sua identità, riconoscendo e scegliendo chi desidera essere. E’ un cammino che percorrerà per tutta la vita e che tiene insieme due sentieri. Due vie che, pur procedendo in modo separato, si intersecano in più momenti e si devono percorrere in qualche modo insieme anche se in tempi e con modalità differenti.

La prima strada comincia con la domanda “Dove sei?”, ovvero, con l’interrogativo di senso su chi siamo.

È il viaggio di Ulisse, l’emblema di ogni uomo, che parte alla scoperta della propria interiorità. Il suo sarà principalmente un viaggio di ritorno: alla ricerca di se e per ritornare a se stesso.

Pezzettino
Il suo nome era Pezzettino. Tutti i suoi amici erano grandi e coraggiosi e facevano cose meravigliose. Lui invece era piccolo e di sicuro era un pezzetto di qualcuno, pensava, un pezzetto mancante. Molto spesso si chiedeva di chi fosse il pezzettino, e un bel giorno decise di scoprirlo. “Scusa …” chiese allora a Quello-Che-Corre, “per caso sono un tuo pezzettino?” "Come potrei correre se mi mancasse un pezzetto?” rispose Quello–Che-Corre piuttosto sorpreso.”
“Sono un tuo pezzettino?” domandò a Quello–Forte. Potrei essere così forte se mi mancasse un pezzetto?”… Ma io devo essere di qualcuno!” grido Pezzettino. “Come faccio a scoprirlo? “ "Vai all’isola Chi-Sono” rispose Quello-Saggio. Arrivò all’isola. Pezzettino camminò e camminò, su e giù, finchè esausto, inciampò e cadde … e si ruppe in tanti pezzetti. Pezzettino adesso sapeva che anche lui, come tutti, era fatto di tanti piccoli pezzi.
(Leo Lionni da “Pezzettino”).

Chi sceglie, pur con fatica, paura, dolore, di attraversare l’abisso dell’ignoto o della sofferenza, di lasciarsi condurre su questa via, ha davanti a sé  la possibilità  di imparare a custodire il proprio passato e di guardare in modo aperto al proprio futuro

Mare portoghese

O mar salato, quanto del tuo sale
lacrime sono della nostra gente!
Solcammo le tue onde. Quante madri,
da allora , in pianti si sciolsero e quanti
figli invano pregarono il Cielo!
Quante donne non ebbero marito
perché tu fossi nostro, o mar ignoto!
Valse la pena? Se l’anima è grande
tutto quel che si fa vale la pena.

Chi vuole Bojador oltrepassare
Oltre la sofferenza deve andare.
Dio ha dato al mar l’abisso e la minaccia
ma è lì, nel mar, che ha rispecchiato il cielo
.
(F. Pessoa)

Ha l’opportunità di riscoprire la bellezza che lo abita e la preziosità racchiusa in alcune sue relazioni; può imparare a fermarsi a contemplare il mondo e ad ascoltare le vibrazioni dell’anima. In altre parole diventa capace di:

"Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’ eternità in un ora.” (William Blake)

La seconda strada diventa visibile quando qualcuno ci chiede “Dov'è tuo padre, tua madre, il tuo compagno, tuo tuo figlio, tuo fratello, le persone per te importanti?”, ovvero, quando ci interroghiamo su chi sono gli altri che ci costituiscono, quali sono le relazioni che sono centrali per la nostra identità. È il viaggio che si compie fuori da sé stessi per andare verso l’altro, per  scoprire chi sono gli altri per noi significativi e com’è il mondo. E’ la via che ci porta a scoprire noi stessi in connessione con gli altri.

La terapia 2

La prima volta che sono nata

La prima volta che ho aperto gli occhi, li ho subito richiusi. Ho pianto. Poi delle mani mi hanno sollevata al cielo e mi hanno posata tra due montagne di latte. Ho smesso di piangere e ho aperto gli occhi per la seconda volta nella mia vita. Ho visto la luce più dolce del mondo: erano gli occhi di mia madre. La prima volta che ho visto papà, stava piangendo. Ma aveva anche un sorriso immenso. Mi guardava come se mi vedesse per la prima volta. In effetti, mi vedeva per la prima volta… La prima volta che ho mangiato i piselli ne ho ingoiati 127, fatti cadere 18, 11 per terra, 7 sul tavolo. Ne ho sputati 3 su Michele Spinacetti. La maestra mi ha detto che anche io ne avevo uno in testa, di pisello. Al posto del cervello…
La prima volta che ti sei mossa nella mia pancia, ho chiuso gli occhi e ho sentito il mare … La prima volta che sei nata tu, io sono nata per la seconda volta.
(V. Cuvellier; C, Dutertre)

In questo contesto si inserisce la terapia che diventa per me accompagnare la persona a dare a luce se stessa; stimolare le coppie o i genitori o le famiglie a ri-creare le loro relazioni. Generare a vita nuova coloro che si trovano ad affrontare una situazione di difficoltà e hann o bisogno di dare nuovo senso a quello che vivono. La terapia quindi si configura come un viaggio che terapeuta e paziente fanno insieme,  e che è verso sé e verso gli altri.

La terapia 3

Un viaggio unico che offre la possibilità di fare esperienza del sacro:

La sacralità è l’unione. Il sacro è la connessione totale. Il sacro ha un legame particolare con la salute”.
(G. Bateson)

Dove fare esperienza del sacro significa sperimentare quell’armonia che si prova nell’essere intimamente connessi con se stessi, con gli altri, con “l’oltre”.

È l’invito che fanno gli indios quando si salutano dicendosi “Onora la luce dentro di te”.

È la tesi scientifica che sostiene il fisico Henri Bortoft quando afferma che “Ogni cosa è in ogni cosa”.

La terapia 4

Per questo motivo il primo obiettivo terapeutico che mi prefiggo è quello di comprendere insieme alla persona ciò che questa porta in terapia, ascoltando con “il cuore della mente”. Successivamente mi propongo di stimolare il cambiamento creando un contesto di empatia, connessione che consenta di lavorare con la persona perché possa ritrovare o costruire una buona stima di sè.  La spinta al cambiamento, infatti, necessita della possibilità di rispecchiarsi negli occhi dell’altro, cogliendosi come degni di valore e di saper riconoscere le proprie ed altrui risorse. E ciò genera qualcosa di potente:

L’occasione di due persone che si incontrano e che attraverso il riconoscimento reciproco costruiscono una forza condivisa che diventa in qualche modo sacra”.
(U. Telfner)

La terapia 5

La terapia può essere uno di quei luoghi speciali per cominciare a sperimentare questo sacro dentro di sé così vitale per ciascuno di noi. Una palestra che permette di allenarsi a riconoscerlo nelle relazioni e nella quotidianità così da poterlo rintracciare e creare nella propria vita:

 “Credo sia possibile sperimentare nelle relazioni umane, e a volte anche in psicoterapia, rari momenti in cui sembra di incontrare l’altro in un luogo ‘sacro’: quando ci pare di incontrarlo, ad esempio, là ove qualcosa di non detto cerca di farsi parola, e questo, naturalmente, vale anche nell’incontro con noi stessi.
(M. Bianciardi)

 “Noi possiamo e dobbiamo superare la nostra propria conoscenza inventata … spingendoci oltre il confinante imprigionamento della lingua e arrivando nell’ignoto, nell’indicibile, nell’improducibile senso di una mente più grande (Mindfulness).
(V. Kenny )


Dott.ssa Rossella Rovesti Psicologo Psicoterapeuta
Guastalla - Reggio Emilia

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